Angusto's Cave - Il blog di Andrea Guglielmino

"Ho talmente pochi ammiratori che ogni volta che ne incontro uno
mi faccio fare un autografo."

Chi è Angusto:

Utente: angusto
Nome: Andrea Guglielmino
Angusto, scrisse(-ro), è un'entità dai connotati difficilmente delineabili. Niente di più vero, ma in questa sede basterà delinearne due gruppi:
quelli relativi ad
Angusto Il Creatore
e quelli relativi ad
Angusto La Creatura.

Il primo, Il Creatore, è un essere di carne, vive nel vostro stesso Universo ed è l'autore delle vignette presentate su questo Blog. Ha frequentato la
Scuola Romana dei Fumetti
e ha pubblicato per il Cuore di
Paolo Aleandri...
giusto in tempo
per vedergli chiudere i battenti :-(!!!
Nel frattempo si è dilettato a lavorare come storyboard-artist per cortometraggi più o meno "importanti" e a portare avanti gli studi di Filosofia, conclusi con successo nel Luglio 2004.
Dalla sua tesi di laurea ha tratto il libro
Cannibali a Confronto - L'Uomo è ciò che mangia,
edito da Memori nel 2007.

Il secondo, Angusto
La Creatura, Angusto
il Cinico, l'Infame,
il Violento, è un essere fittizio scaturito dalla mente del Creatore che, in preda a un impeto narcisistico, ha voluto battezzarlo con il suo stesso nick. Vive dunque in un Universo cartaceo parallelo ed è il disincantato protagonista (di alcune)delle vignette qui presentate. E' apparso solo un paio di volte sulle pagine di Cuore, ed in seguito è stato avvistato su vari siti Internet di carattere satirico.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

Blogarama - The Blog Directory
Blog Aggregator 3.0 - The Filter

Subscribe with Bloglines
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Feed XML offerto da BlogItalia.it

Contatore

visitato *loading* volte

Licenza Creative Commons
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

 
sabato, 24 gennaio 2009
BEAUTIFUL FRIEND, THE END...

Per i pochi che ancora capitano su questo blog.

Ormai qua, l'avrete capito, non c'è trippa per gatti. Il blog è chiuso, defunto, kaput !

Questo vale per la Cave in particolare, così come per il blog in generale come forma di comunicazione, almeno tra privati.

Sto lavorando a un vero sito, ma ci vuole tempo.

Intanto, se volete essere aggiornati sulle mie attività (radiofoniche, letterarie, fumettistiche e cinematografiche) vi segnalo che potete contattarmi su facebook, dove troverete sia la mia fan page che il mio profilo personale, per scambiare quattro chiacchiere. Cercate il mio vero nome, Andrea Guglielmino, non "angusto".

Non avete un account facebook !?! Al giorno d'oggi (domani, chissà ! ;)), è come dire che non avete il telefono. E' gratis, ci vogliono solo dieci minuti, è divertente ed è utile. Fatelo, dai ! 

Vi aspetto là !

angusto dixit | 12:10 | link | commenti (5) |
divagazioni, annunci, cannibali a confronto

domenica, 16 novembre 2008
PALERMO - EPILOGO: PUNTO DI FUGA

Certo che, a vederla così, con la gente che pesca tranquilla e una sublime prospettiva del complesso urbano da porta a porta, questa città non sembra quella di “Palermo – Milano sola andata”, e nemmeno si potrebbe immaginare che sia il centro nevralgico della più grande organizzazione criminale di tutti i tempi.
Ma non abbiamo potuto fare a meno di notare, nel corso delle nostre passeggiate, diversi “blocchi” di polizia che invece di darci sicurezza ci inquietavano non poco. Come dire, dove c’è la protezione, significa che c’è in agguato il pericolo.
Ma più di tanto non possiamo fermarci a riflettere, perché è già ora di recuperare i bagagli e tornare a casa. 
Partire è un po’ morire, ma ci conforta la vista del sole che tramonta sul mare dalla terrazza dell’aeroporto. Persino andarsene, qui, è splendido.
E io ho guadagnato un’esperienza in più e un più forte legame con le mie origini…

FINALMENTE, FINE !

***

NOTA: Grazie e sentite scuse a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di seguire l'estenuante resoconto. L'ho buttato giù preso dall'entusiasmo, senza rendermi conto di quanto fosse lungo. La prossima tappa del "Cannibali tour" sarà a Napoli a Gennaio. Sto lavorando anche su Roma, per cui restate sintonizzati. Vi annuncio inoltre che questo è uno degli ultimi post di Angusto's Cave. Almeno, per come l'avete conosciuta finora. Fissate l'orizzonte dell'ultima foto: vedrete avvicinarsi cambiamenti epocali !

angusto dixit | 18:32 | link | commenti (14) |
divagazioni, annunci, cannibali a confronto

PALERMO – CAPITOLO IX: NON DIRE GATTO...

Ieri con i nostri amici siamo stati bene, ma abbiamo fatto poco i “turisti”. Oggi recuperiamo, per cui sveglia presto, doccia, colazione dei campioni, rapido check-out con deposito dei bagagli e poi via, rapidi verso il Palazzo della Zisa, edificio d’epoca normanna il cui nome (dall'arabo al-AzÄ«za, ovvero "la splendida") dice tutto.

Ancora una volta il cielo è limpido e il sole spacca le pietre. C’è un attimo di panico quando ci si scaricano inaspettatamente le pile della macchinetta fotografica, ma abbiamo la fortuna di trovare un tabaccaio aperto anche di Domenica.
La seconda meraviglia normanna, da visitare assolutamente a Palermo, è la Cuba (o "Cuba Sottana", termine che non ha nulla a che vedere con le sottovesti femminili ma che serve invece per distinguerla dalla Cuba Soprana, oggi inglobata nella settecentesca Villa Napoli), palazzo costruito nel 1180 per il re Guglielmo II.
L'uso originale della Cuba, che al tempo si trovava al centro di un meraviglioso giardino chiamato “Genoardo”, o “Paradiso in Terra”, era di padiglione di delizie, ossia di un luogo in cui il Re e la sua Corte potevano trascorrere ore piacevoli al fresco delle fontane e dei giardini di agrumi, riposandosi nelle ore diurne o assistendo a feste e cerimonie alla sera.
Pare che tra le fratte scorrazzassero anche molti animali esotici, per il puro piacere estetico del sovrano. 
Noi ci abbiamo trovato un gatto, nero come la pece e molto socievole, che oltre a riempirci di coccole, fusa e felini grattini sembra volerci far da guida tra le maestose rovine. Amiamo le simpatiche palle di pelo e quando è il momento di salutare il nostro nuovo amico, prontamente ribattezzato “Micerone”, un po’ ci dispiace.

 


 

 

 

 

Inclusa nel biglietto c'è una visita alla necropoli fenicia lì vicino, da poco scoperta e molto suggestiva. Dopo un paio di giri nei loculi in perfetto Indiana Jones' style, ci viene giustamente appetito.                             Preferiamo andare sul sicuro tornando nuovamente alla “Focacceria San Francesco”, dove io, oltre a fare il bis di “Pani ca meusa” (ormai è diventata una dipendenza), mi delizio anche con un ottimo dolce a base di ricotta. In questi momenti sono felice di non essere religioso: non dovrò crucciarmi troppo quando sentirò la bilancia bestemmiare al mio rientro.
Le Chiese, però, mi piacciono: infatti dopo pranzo ci rechiamo a Santa Caterina, su Piazza Bellini, che ci dicono essere una delle “più meravigliose” al mondo, da vedere assolutamente perché è sempre chiusa al pubblico e in questi giorni, non chiedetemi perché, invece no. Sarà che quando ti dicono così ti aspetti chissà che, ma per quanto le sontuose decorazioni a marmi mischi, stucchi ed affreschi fusi abbiano un fascino proto – kitsch che può risultare divertente, onestamente credo che avrei vissuto benissimo anche senza averla vista.

 


Peccato invece per la Chiesa della Martorana e la Chiesa di San Cataldo, che sono lì di fronte e sembrano parecchio più interessanti, ma ahimè, la Domenica pomeriggio sono chiuse.

Decidiamo di consolarci raggiungendo a piedi il Porto e le meravigliose Terrazze sul Mare, dove possiamo rilassarci un po’ e godere dell’intenso profumo di salsedine, che mi provoca un’intensa e stranamente piacevole sensazione di nostalgia...

CONTINUA-->

 

angusto dixit | 18:15 | link | commenti (1) |
divagazioni, cannibali a confronto

sabato, 15 novembre 2008
PALERMO – CAPITOLO VIII: SPASSING...

Alla Focacceria rincontriamo i miei genitori, che si sono mossi in autonomia e ora si stanno rifocillando prima di ripartire per Roma, un giorno prima di noi. Hanno quasi finito di mangiare, li salutiamo al volo e poi ci sediamo con Chiara e Samuele, con cui si chiacchiera amabilmente, scambiandoci i modi di dire regionali.
Dopodiché, Samuele si ricorda di aver lasciato acceso il motore della caldaia, per cui, per evitare un incendio, dobbiamo riaccompagnarlo di corsa a casa. Ci salutiamo rapidamente, naturale vista l’urgenza, e trascorriamo il resto del pomeriggio  a passeggiare senza meta per le vie del Centro. Anche questo è relax.
Dopo un aperitivo inaspettatamente economico (7 euro per tre, a Roma non bastano neanche per una gazzosa), salutiamo anche Chiara dandoci appuntamento a Roma a Dicembre, per la “Fiera della Piccola e Media Editoria”, di cui siamo tutti, scrittori e traduttori, abituali frequentatori.
E’ ora di tornare in albergo, a combattere un po’ con la claudicante aria condizionata: caldo e umidità, con l’arrivo della sera, sembrano aumentare invece che diminuire.
Ma la sofferenza è breve, perché la lunga camminata ha contribuito a farci digerire il lauto pranzo, ed è già, nuovamente, ora di pappa.
Optiamo per il ristorante “Capricci di Sicilia”, che offre, oltre a cibi genuini (per me fritto misto, caciocavallo all’argentiera, penne alla Norma e cannoli siciliani di prim’ordine, con una ricotta paradisiaca), un ottimo servizio: spesso mi capita di specificare che sono allergico al pesce e di ritrovarmi sotto il naso piatti preparati con tonno e acciughe, forse perché nella credenza comune questi prodotti non vengono dal mare ma crescono sugli alberi già inscatolati.

Qui addirittura, senza chiederlo, mi preparano un piattino di fritto a parte, per essere sicuri che non sia venuto a contatto con le acciughe dello “sfincione” (una gustosa pizzetta fritta che ovviamente ho potuto solo rimirare). Onore al merito e lauta mancia, ci facciamo l’ultimo giretto e ci mettiamo a letto, non prima di aver usufruito del computer della hall per un giro di posta e di aver nuovamente ordinato un’altra sontuosa colazione in camera.

CONTINUA-->


angusto dixit | 16:15 | link | commenti (3) |
divagazioni, cannibali a confronto

sabato, 08 novembre 2008
PALERMO – CAPITOLO VII: PERCHE’ NESSUNO MI DICE A COSA SERVE LA MILZA ?

Arriva Chiara, simpatica traduttrice.
Passiamo a prendere il suo amico Samuele - altrettanto in gamba - e, abbandonata l’originaria idea di recarci al mare a Mondello (si è fatto un po’ tardi…), andiamo invece a pranzo.
Parlare di cibo, in questa città, significa aprire un capitolo a sé:
La cucina palermitana è ottima, ma estremamente ricca e saporita, con molti fritti, tra cui spiccano le arancine (loro lo dicono al femminile), ovvero i classici supplì di riso farciti nei più vari modi, le crocchette, qui preparate con un delizioso aroma di menta, e le panelle, invitanti frittelline di farina di ceci.
Alcuni sapori mi ricordano la mia infanzia: ho origini sicule (il cognome non mente !) e alcuni manicaretti hanno proprio il gusto di quelli che preparava la mia nonna quando era in grado di stare in piedi.
Altri, invece, sono nuovi. Una delle tipiche ghiottonerie locali è il “panino con la milza”, tipica pietanza “da asporto” nata nel Medioevo, quando gli ebrei palermitani, impegnati nella macellazione della carne, non potendo, per fede religiosa, percepire denaro in cambio del proprio lavoro, trattenevano come ricompensa le interiora, che rivendevano poi come farcitura insieme a pane e formaggio.
Conosciuto anche come “vastedda” o semplicemente “focaccia”, “u pani ca meusa” è costituito da una pagnotta morbida, sormontata da una spruzzata di sesamo, che viene imbottita da fettine di milza, esofago e polmone di vitello. La milza e il polmone vengono prima bolliti e poi, una volta tagliati a pezzetti, soffritti brevemente nella sugna. Il panino può essere integrato con ricotta e caciocavallo grattugiato, oppure semplice.
Nelle sue due versioni, la focaccia viene chiamata “schietta” e “maritata”, ma a riguardo esistono diverse scuole di pensiero. La più diffusa vuole che la focaccia semplice sia quella “schietta”, mentre la "maritata" sia quella con ricotta e formaggio, con rimando al bianco del velo da sposa.
Per altri, è l’esatto contrario: la focaccia “maritata” sarebbe quella con la carne (con riferimento alla carnalità di un matrimonio “consumato”), mentre la "schietta" sarebbe quella con ricotta, che ricorderebbe una vergine che si reca in chiesa. C’è addirittura una terza versione, simbolicamente più o meno in linea con la seconda, per cui la focaccia “schietta” sarebbe solo un panino intinto nello strutto per ottenere un vago sapore carnoso, e poi farcito con formaggio e ricotta.
Fatto sta che, credetemi, si tratta di una vera prelibatezza - specie se accompagnata da una buona birra “da ruttazzo” - che non bisogna assolutamente lasciarsi sfuggire quando si passa a Palermo.
Per gustarla, ci sono vari modi: il primo, più semplice e rapido, è quello di ordinarla presso i numerosi chioschi ambulanti.
Il secondo, quello da noi applicato, è recarsi all’Antica Focacceria San Francesco, un locale di altissimo livello, con quasi due secoli di storia alle spalle, che oltre alla vastedda offre un menù di specialità da leccarsi i baffi, con uno spettacolare carrello di dolci.
C’è anche un altro motivo per sostenere questo storico locale palermitano: il proprietario è stato uno dei pochi coraggiosi che ha denunciato in tribunale i propri estorsori, indicandoli con precisione.
Pare che non se la passi granché bene, e si vede: davanti al locale ci sono i picchetti della polizia, a garantire la sicurezza di lavoratori e clienti, ma il personale, spaventato, sta gradualmente abbandonando il posto di lavoro.
Per dovere di cronaca, debbo segnalare anche Nni Franco u vastiddaru, poco distante. Non ci siamo stati, e mi sembra di gran lunga più rozzo, ma ce ne hanno detto un gran bene, e pare il padrone si sia fatto le ossa proprio alla Focacceria San Francesco. Per cui, se lì trovate troppa gente (il locale è comunque affollatissimo) e non avete voglia di aspettare, può essere una valida alternativa.
Elio e le Storie Tese cantavano, anni fa: “Perché nessuno mi dice a cosa serve la milza ?!?”.
Ora abbiamo la risposta.

CONTINUA--->

angusto dixit | 15:39 | link | commenti (4) |
divagazioni, cannibali a confronto

domenica, 02 novembre 2008
PALERMO – CAPITOLO VI: LA CASA (CHIUSA) DEL SIGNORE

Il giorno successivo ci svegliamo di buon’ora. La sera prima siamo praticamente svenuti sul letto. Il viaggio e le emozioni ci hanno sfiancato.
Ma abbiamo deciso di trattarci bene e, anche per sfruttare l’ampiezza della suite, ci facciamo portare la colazione in camera. 
In questo caso nulla da ridire, c’è proprio tutto, e il bello è che è compreso nel prezzo: cappuccino, cannoli con ricotta, pane, burro, marmellate, frutta, yogurt e spremuta d’arancia.
Dal punto di vista alimentare, la giornata comincia bene, ma è nulla rispetto a quello che ci aspetta nei giorni successivi.
Già abbiamo capito: in questa vacanza, perché ormai, presentazione alle spalle, di vacanza si tratta,  “se magna”.
Ma andiamo con ordine.

Sebbene siamo entrambi (io e Meeshell) delle buone forchette, e riteniamo la scoperta dei sapori tipici dei luoghi visitati una parte integrante, e fondamentale, dell’esperienza di viaggio, il nostro primo pensiero non va al cibo.
Del resto, con quella colazione nello stomaco…
Ci rechiamo invece in libreria (c’è una Mondadori vicina alla
Storia Patria, poco distante dall’albergo), per cercare una buona guida della città. Avendo poco tempo, vogliamo ottimizzare al meglio le visite dei luoghi che più ci interessano.
Spulciando tra gli scaffali, mi trovo davanti il più celebre libro di Buttitta:
“Dei segni e dei miti”. Lo prendo come un…segno del destino e lo acquisto, aggiungendoci anche la riduzione in romanzo di “Star Wars: The Clone Wars”, un mio vezzo collezionistico, certamente di livello culturale nettamente più basso.
Ma non c’è niente di più rilassante che fare “shopping istintivo” quando si è in vacanza.
Zeus pluvio ci grazia anche oggi. La giornata è meravigliosa, anzi, se proprio dobbiamo cercare il pelo nell’uovo, fin troppo estiva.

Ma bene così, perché il cielo azzurro e la luce del sole rendono i banconi dei mercati della Vucciria e del Ballarò ancora più ricchi, splendenti e colorati.
C’è anche il piacere di scattare belle foto, che dovreste trovare sparse qua e là in questa pagina.
Abbiamo appuntamento con un’amica, Chiara, davanti alla Cattedrale.
Cattedrale che, per la verità, fatichiamo a identificare: Palermo è bellissima, affascinante, ma proprio a causa delle sue alternanze architettoniche raccapezzarsi è difficile...


Non parliamo del mio senso dell’orientamento, che è come sparare sulla Croce Rossa. C’è da dire che questa città, di volata, io l’avevo già visitata, ma era molti anni fa, ero molto piccolo e, per di più, preda di un allucinante ondata di "cagotto". Non mi ricordo praticamente nulla di quella tragicomica esperienza.
Ciò che preoccupa è che anche Meeshell, che di solito si comporta come una specie di tom tom vivente, fa cilecca, scambiando ben tre chiese, comunque bellissime, per il luogo dell’incontro.

Quando finalmente troviamo la Cattedrale, che magari oseremmo pure sperare di visitare, ci rendiamo conto che è bella, bellissima, maestosa e…chiusa.
E che cazzo: pare che alcuni manifestanti l’abbiano occupata nei giorni precedenti, rendendola, per usare le parole del "simpatico" omino che ci blocca  al cancello, “’nu schifìu”. Resterà chiusa fino al lunedì, quando noi saremo belli ancorati ai nostri canonici posti di lavoro romani...

CONTINUA--->

angusto dixit | 22:23 | link | commenti |
divagazioni, cannibali a confronto

domenica, 26 ottobre 2008
PALERMO – CAPITOLO V: LA PRESENTAZIONE !

E’ già ora di andare.
Fortunatamente, la “Storia Patria” non è distante.
Riconosciamo il posto immediatamente perché all’entrata campeggia un enorme cartellone con la copertina del libro e il mio nome a caratteri cubitali scritto sopra.

Non ci sono abituato, mi faccio scattare una foto per essere sicuro di non stare sognando.
E non è nulla rispetto a ciò che trovo dentro.
La sala scelta per la presentazione è enorme, e sono ben cosciente che non è possibile riempirla tutta. Ma non c’è impressione di vuoto né di sciatteria: è tutto fatto con un livello di professionalità talmente elevato che stento a credere sia stato applicato per la mia umile operetta. Un enorme pannello con i denti digrignati di “Cannibali” si erge minaccioso dietro la cattedra, su cui sono ordinatamente disposti microfoni, bottiglie d’acqua minerale e i classici "cavalieri" con i nomi dei relatori. Me compreso. Lo so, è ovvio, ma io ero abituato a metterli, i cavalieri, perché doveva parlare qualcun altro, spesso e volentieri più stronzo e ignorante di me.
Il bravo e gentile addetto stampa, Alberto, mi consegna la rassegna: ottima, si è parlato molto dell’evento online (qui, l’articolo più significativo, gli altri cercateli voi se volete, Ci sono, ci sono...) ed è uscito anche un trafiletto su “Il Giornale di Sicilia”.
Sulle sedie, cartellini “riservato” anch’essi marchiati “Cannibali” fan bella mostra di sé, e io mi emoziono positivamente: nel senso che sento orgoglio e felicità ma non ansia.
Dopotutto, comincio a farci l’abitudine.
Con calma, posiziono la videocamera per documentare il tutto, rispondo a qualche domanda di una simpatica giornalista - che per buona parte dell’intervista sembra terrorizzata dall’idea che possa saltarle addosso e addentarla - dopodiché, notando che la sala si è riempita e che Antonino Buttitta, direttore del Dipartimento Beni culturali Storico-Archeologici, Socio-Antropologici e Geografici della facoltà di Lettere di Palermo, e Giovanni Puglisi, Presidente della Società per la Storia Patria e della Fondazione Banco di Sicilia, ovvero i miei due correlatori, stanno prendendo posto, mi appropinquo anch’io.

Al volo, mi presento a Buttitta, con cui avevo avuto modo di comunicare solo per telefono, mentre Puglisi lo conosco già: abbiamo presentato il libro assieme alla IULM di Milano ad Aprile. Questo contribuisce a mettermi a mio agio, così come l’eccezionale presentazione che i due mi riservano. Prima di tutto, mi stupisco di quanto a fondo abbiano letto, riletto e analizzato il libro.
Non è scontato: in fondo loro sono “i grandi” e io il novellino, che potrebbe facilmente essere messo da parte.
Buttitta in particolare, mi colpisce per l’esposizione lucida e puntuale, che offre più d’uno spunto di riflessione. Dice che oggi è difficile trovare giovani creativi, vigili e con una sensibilità antropologica sviluppata, lasciando intendere che il mio è un caso raro. Mi riempio d’orgoglio ancora una volta e gongolo felice: che fosse un grande antropologo già lo sapevo, ma sono felice di aver conosciuto anche il suo meraviglioso lato umano.

Finita la presentazione, resto a chiacchierare con lui ancora un po’, del più e del meno: La Crisi Finanziaria, il crollo dei valori, l’Isola dei Famosi, conveniamo entrambi che non è un buon momento per la cultura. Lo vedo stanco e un po’ mi dispiace: c’è molto bisogno di gente come lui, e gli faccio i miei migliori In Bocca al Lupo, sperando davvero di poterlo incontrare ancora, presto e più in forma che mai. Ricevo molti complimenti, mi dicono “non smetta mai di scrivere” e il Segretario Generale della Storia Patria, Salvatore Savoia, mi regala una bellissima collezione di carte stampate della Sicilia.
Quante onorificenze ! Non me ne capacito proprio…e come al solito mi incasino nel firmare autografi, perdendo costantemente la mia penna e rubando quella degli altri, collezionando una serie di figuracce fortunatamente “mascherate” dall'ormai assodato successo della presentazione !

Rivedremo a cena il Professor Puglisi, per una serata gradevole che fa da corollario ideale a questa grande, grandissima giornata.

 

CONTINUA--->

angusto dixit | 19:03 | link | commenti (4) |
divagazioni, cannibali a confronto

sabato, 25 ottobre 2008
PALERMO – CAPITOLO IV: TESORI NASCOSTI

Raggiungiamo i miei genitori, che alloggiano in un altro hotel, con una bella passeggiata su corso della Libertà. Soffriamo un po’ il caldo, specie io, che a portare la giacca proprio non ci sono abituato, ma già cominciamo a renderci conto della bellezza particolare di questa città, che alterna invadenti "ecomostri" e palazzine in rovina a meravigliosi edifici d’epoca. Ne approfittiamo per affacciarci sui “giardini inglesi”, bellissimi, che ci donano un po’ di frescura.
Raggiunta la meta, e atteso l’arrivo di entrambi i parenti, conquistiamo un rapido pasto (l’ora è quella sua) nel ristorante dell’albergo dei miei.
Non è nulla di trascendentale, ma la caponata (primo di una lunga serie di eccessi alimentari) è davvero buona.

Poi ci dirigiamo verso la “Fondazione”: abbiamo la fortuna di godere dell'offerta di una visita al Museo Mormino, che si trova all’interno della sede principale in Villa Zito, e che ci stupisce per la sua ricchezza. Il Museo comprende collezioni di maioliche, numismatica, stampe e disegni, filatelia, dipinti, nonché un’importante collezione archeologica che, da bravo antropologo, è ovviamente la cosa che più mi stuzzica. La Fondazione possiede 4.751 reperti, la maggior parte dei quali proviene da scavi archeologici condotti principalmente a Solunto, Terravecchia di Cuti, Himera e Selinunte e finanziati dal Banco negli anni Sessanta, che ha in tal modo sottratto al mercato clandestino pezzi di grande rarità e delicatissima fattura. Altri esemplari, invece, derivano da acquisti con i quali si è voluto conservare in Sicilia materiale archeologico di notevolissimo interesse, che altrimenti sarebbe andato disperso. La collezione presenta gli affascinanti temi dei vasi preistorici, delle terrecotte e della ceramica figurata corinzia, attica ed indigena, che va dall’ultimo quarto del VII sec. sino alla fine del IV sec. a. C. Tra le diverse ceramiche figurate di grande rilevanza, sia dal punto di vista storico che artistico, sono quelle che appartengono al periodo di produzione che tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a. C. fiorisce in varie località della Magna Grecia e della Sicilia. Insomma, un bel pezzo di Storia, che a me, che sto per affrontare la presentazione di un libro dall'impostazione fortemente storica, non può che far bene. Già noto che in giro per la fondazione qualcuno ha piazzato delle copertine con la copertina di "Cannibali...", ma ancora non ho visto niente...

CONTINUA--->


angusto dixit | 18:41 | link | commenti (1) |
divagazioni, cannibali a confronto

mercoledì, 22 ottobre 2008
PALERMO - CAPITOLO III: CHIARE, FRESCHE ET DOLCI ACQUE...

La camera, una junior suite molto ampia e spaziosa, è davvero bella. A prima vista…
Presto però ci renderemo conto che non è tutt’oro quel che luccica.


Tralasciando l’aria condizionata “a intermittenza”, che ogni tanto ci lasciava a piedi - sottolineo che c’era un caldo estivo, pur essendo a Ottobre inoltrato - e pareva riavviarsi solo cincischiando con il pannello dell’elettricità, è stato soprattutto il bagno a rivelarsi una trappola degna di “Cube”.
Sono abituato a dormire ovunque, e non sono un tipo particolarmente schizzinoso, ma da un quattro stelle mi aspetto che il muro non sia tappezzato da tracce di muffa manco fosse un tocco di gorgonzola.
Il cestino dell’immondizia sembra normale, ma in realtà il coperchio è scassato.
Non sarebbe tragico, basterebbe toglierlo, se proprio non si vogliono investire 10 euri in un cestino nuovo. Soluzione poco elegante forse, ma funzionale.
E’ invece sistemato lì come se nulla fosse, cosicché quando io lo alzo speditamente come farebbe chiunque con un po’ di fretta (perché nel frattempo, anche a causa dell’attesa, l’anticipo si è decisamente ridotto) capitola al suolo provocando un infernale rumore metallico.



Rubinetti ipersensibili provocano il pronto annaffiamento (vero allagamento nel caso della doccia) del povero malcapitato utilizzante (in quel caso, io), ma l’aspetto più abominevole dell’intera faccenda è un sistema di chiusura del bidè “ad avvitamento”, inutilmente macchinoso, che costringe a intingere ben bene le mani nell’eau de cul per far andare via l’acqua dopo aver terminato la delicata operazione.
Non vogliamo lamentarci troppo (in fondo ci sono addirittura DUE grandi e comodi lettoni su cui spaparanzarsi amabilmente), ma la sistemazione ci ha parzialmente delusi, specie considerata la classificazione dell’albergo.

Non si può definire proprio “un cesso d’Hotel”, ma almeno sul cesso dell’Hotel qualche appunto abbiamo da farlo…

NOTA:

Spezziamo una lancia. Alla fine del soggiorno abbiamo lasciato un commento non proprio positivo sulla classica “schedina” che si da ai clienti per migliorare il servizio dell’hotel. Qualche giorno dopo mi è arrivata un’educatissima mail di scuse dal Marketing Manager, che mi assicura che tutti gli appunti che gli abbiamo avanzato saranno presi in considerazione. Un’intelligente prova di umiltà formale, certamente da apprezzare.

CONTINUA--->


angusto dixit | 19:15 | link | commenti (7) |
divagazioni, cannibali a confronto

domenica, 19 ottobre 2008
PALERMO - CAPITOLO II: PIAGHE

All’aeroporto troviamo una macchina, gentilmente offerta dalla "Fondazione Banco di Sicilia", che è economicamente e logisticamente legata alla "Società Siciliana per la Storia Patria", dove si terrà la presentazione qualche ora più tardi.
Mentre ci spostiamo verso il centro, il simpatico autista ci fa da Cicerone, mostrandoci le bellezze locali.
E anche le bruttezze: per arrivare a Palermo passiamo vicino all’uscita per Capaci, il famigerato luogo dell’omicidio di Falcone. Chissà perché, pensavo che i siciliani tendessero a vedere i loro "mali interni" come un tabù, e che non ne parlassero con disinvoltura.
Forse, io stesso mi lascio condizionare dai luoghi comuni (penso soprattutto al celebre monologo dello "Zio" sulle piaghe della Sicilia in "Johnny Stecchino"), ma non c’è imbarazzo nelle parole del nostro amico quando ci indica, con grande naturalezza, la casa dove probabilmente è stato premuto il fatidico pulsante. Casomai, siamo noi a essere un po’ imbarazzati…io me la cavo facendo un paio di telefonate: voglio conoscere le novità dal mio (bravissimo) ufficio stampa (che fico avere un ufficio stampa, dopo averlo fatto per molto tempo…) e avvertire i miei genitori, che ci aspettano già a Palermo, che siamo sbarcati.
C’è effettivamente molto traffico (e ripensiamo inevitabilmente al monologo dello "Zio") e l’autista, gentile e cerimonioso, se ne scusa: non sa che a Roma siamo abituati a ben peggio, e comunque ci siamo mossi con anticipo proprio per prevedere qualsiasi tipo di inconveniente.

La prima tappa, naturalmente, è l’albergo, l’"Hotel Mercure Palermo centro", un quattro stelle diligentemente prenotato dal sottoscritto, che già ci aveva avuto a che fare, senza mai recarvisi, spedendoci qualche artista in occasione della promozione di qualche film nel capoluogo siculo.
La struttura, sebbene un po’ "soffocata" dai palazzoni che la circondano, si presenta bene. Ci accoglie una hall ampia, elegante e piena di oggetti di design. Mi dirigo sicuro, e anche un po’ pieno di me (per l’occasione mi sono conciato ben bene con giacchetta elegante sopra l'ormai classica camicia feticcio rossa  "da cannibale"), verso la reception.

Primo ostacolo: siamo arrivati troppo presto (sono circa le 11:30) e la camera non è pronta. Eppure, avevo avvertito e mi avevano risposto "nessun problema". Va beh, come dicono loro: "si vede che la collega non ha inteso". Niente di grave: dopo la pipì (le nostre vesciche urlano pietà) ci sediamo sui comodi divani della hall e attendiamo una mezz’oretta, approfittandone per iniziare a spulciare qualche cartina turistica della città...

CONTINUA--->

angusto dixit | 20:11 | link | commenti (1) |
divagazioni, cannibali a confronto